Borse a picco, Milano la peggiore. Gli europei devono darsi una mossa
L'Europa deve abbandonare l'euro per salvarsi?
Un euro non più euro. Quando a Rachman veniva chiesto perché non fosse meglio rompere l’Eurozona subito, diceva: “‘Il problema è che mi dicono tutti che una frattura causerebbe una catastrofe. Finché non posso dirti in modo convincente che non andrebbe così, non posso difendere una disintegrazione dell’Europa’. Ma non si può più tergiversare. E, per rispondere alla domanda che ho rispedito al mittente a dicembre: sì, penso che sia meglio che l’Eurozona si spezzi. Leggi Il futuro dell’Europa in crisi nera di Nial Ferguson - Leggi E se a uscire dall'euro fosse Berlino? di Giovanni Boggero.
6 AGO 20

Gideon Rachman è uno dei giornalisti-colosso del Regno Unito, ha lavorato all’Economist come corrispondente in Asia, poi come autore delle due rubriche europee imprescindibili, Bagehot e Charlemagne, e dal 2006 è al Financial Times come commentatore-capo degli affari internazionali. Ha scritto un libro sul livellamento dei poteri in seguito alla crisi economica tradotto anche in cinese (ma di gran lunga meno affascinante, ci perdonerà, del libro scritto da suo fratello Tom, “Gli imperfezionisti”, che è ambientato a Roma e racconta di un piccolo giornale d’idee fondato in un bar) e i suoi commenti sulla crisi dell’euro sono un “must read” della mattina. Europeista per quanto riesca a esserlo un inglese, Rachman sostiene che per mettere fine all’orrore europeo si debba siglare “un divorzio di velluto” con la Grecia, un divorzio breve senza acrimonie, e da lì ripartire.
• Un euro non più euro. Quando a Rachman veniva chiesto perché non fosse meglio rompere l’Eurozona subito, diceva: “‘Il problema è che mi dicono tutti che una frattura causerebbe una catastrofe. Finché non posso dirti in modo convincente che non andrebbe così, non posso difendere una disintegrazione dell’Europa’. Ma non si può più tergiversare. E, per rispondere alla domanda che ho rispedito al mittente a dicembre: sì, penso che sia meglio che l’Eurozona si spezzi. Questo non significa un completo ritorno alle valute nazionali: un cuore di utilizzatori di euro, come i tedeschi, dovrebbe sopravvivere. Ma l’euro attuale dovrebbe non esserci più”.
• Le alternative impraticabili. I leader del G8 vogliono che la Grecia resti nell’euro e presentano un piano “che implica un mix magico di stimoli e di austerità che porti sia i bilanci in pareggio sia la crescita. Ma pure se si mettono d’accordo sul piano e se il piano funziona – e nessuna delle due cose è probabile – i problemi strutturali dell’Eurozona rimangono. Senza la possibilità di svalutare le loro monete, molte economie non competitive restano con la ‘svalutazione interna’, cioè salari tagliati e disoccupazione massiva”. “L’euro non ha alle sue spalle un’unione politica quindi non ci sono le istituzioni che possano far funzionare un’unione monetaria. Non c’è un governo centrale che imponga disciplina nei conti, non c’è un budget federale che permetta una redistribuzione di fondi dalle regioni ricche a quelle povere. E come abbiamo scoperto, non c’è uno schema d’assicurazione per i depositi in euro”.
• Hamilton? No, grazie. “L’Eurozona potrebbe rettificare questi errori andando verso un’unione politica. Ma l’idea di un trasferimento permanente di sovranità da Atene a Bruxelles è stata rifiutata in Grecia. In Germania, questa idea, che implica un passaggio permanente di sussidi dal nord al sud, resta detestabile. Se pure i politici europei riuscissero a creare una vera unione federale, quest’entità gigantesca svuoterebbe i poteri delle democrazie nazionali. Sacrificare l’autogoverno sull’altare dell’euro sarebbe intrinsicamente eccepibile – e un invito a una ribellione nazionalista in tutta Europa”.
• La soluzione. “Sarebbe di gran lunga preferibile se i leader europei formulassero un giudizio razionale su quali paesi vogliono e possono stare nell’euro – e annunciassero piani per lavorare a un divorzio amichevole e ordinato tra chi resta e chi va. Soltanto in questo modo, potrebbero ottenere l’obiettivo di ‘precedere gli eventi’. Quasi tutti i paesi dell’euro hanno adottato la valuta comune senza referendum, possono andarsene nello stesso modo”.
• Un euro non più euro. Quando a Rachman veniva chiesto perché non fosse meglio rompere l’Eurozona subito, diceva: “‘Il problema è che mi dicono tutti che una frattura causerebbe una catastrofe. Finché non posso dirti in modo convincente che non andrebbe così, non posso difendere una disintegrazione dell’Europa’. Ma non si può più tergiversare. E, per rispondere alla domanda che ho rispedito al mittente a dicembre: sì, penso che sia meglio che l’Eurozona si spezzi. Questo non significa un completo ritorno alle valute nazionali: un cuore di utilizzatori di euro, come i tedeschi, dovrebbe sopravvivere. Ma l’euro attuale dovrebbe non esserci più”.
• Le alternative impraticabili. I leader del G8 vogliono che la Grecia resti nell’euro e presentano un piano “che implica un mix magico di stimoli e di austerità che porti sia i bilanci in pareggio sia la crescita. Ma pure se si mettono d’accordo sul piano e se il piano funziona – e nessuna delle due cose è probabile – i problemi strutturali dell’Eurozona rimangono. Senza la possibilità di svalutare le loro monete, molte economie non competitive restano con la ‘svalutazione interna’, cioè salari tagliati e disoccupazione massiva”. “L’euro non ha alle sue spalle un’unione politica quindi non ci sono le istituzioni che possano far funzionare un’unione monetaria. Non c’è un governo centrale che imponga disciplina nei conti, non c’è un budget federale che permetta una redistribuzione di fondi dalle regioni ricche a quelle povere. E come abbiamo scoperto, non c’è uno schema d’assicurazione per i depositi in euro”.
• Hamilton? No, grazie. “L’Eurozona potrebbe rettificare questi errori andando verso un’unione politica. Ma l’idea di un trasferimento permanente di sovranità da Atene a Bruxelles è stata rifiutata in Grecia. In Germania, questa idea, che implica un passaggio permanente di sussidi dal nord al sud, resta detestabile. Se pure i politici europei riuscissero a creare una vera unione federale, quest’entità gigantesca svuoterebbe i poteri delle democrazie nazionali. Sacrificare l’autogoverno sull’altare dell’euro sarebbe intrinsicamente eccepibile – e un invito a una ribellione nazionalista in tutta Europa”.
• La soluzione. “Sarebbe di gran lunga preferibile se i leader europei formulassero un giudizio razionale su quali paesi vogliono e possono stare nell’euro – e annunciassero piani per lavorare a un divorzio amichevole e ordinato tra chi resta e chi va. Soltanto in questo modo, potrebbero ottenere l’obiettivo di ‘precedere gli eventi’. Quasi tutti i paesi dell’euro hanno adottato la valuta comune senza referendum, possono andarsene nello stesso modo”.